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Sentiero escursionistico Mali Kras

Dolina - Mali Kras/Monte Carso - Socerb - Dolina

Tracciato del sentiero in formato KMLTracciato del sentiero in formato GPX

Distanza 7,7 km

Lunghezza 3,5 h

Differenza di quota 310 m

Sentiero boschivo, agevole

Percorso del sentiero
Percorso del sentiero Mali Kras

Inizio percorso presso la sorgente »Zgurenc«

1) Il percorso inizia a Dolina presso la sorgente denominata “Zgurenc” vicino al parcheggio del cimitero. Il “Monte Carso” è la continuazione del ciglione carsico, interrotto dal canyon scavato dal torrente Rosandra. In cima dello stesso si trova un’ ampia spianata, ora rimboscata, parzialmente inerbita. La zona è altamente carsica, dove l’acqua meteorica si perde immediatamente nel sottosuolo ed attraverso un complesso sistema di grotte e inghiottitoi riappare nel punto dove il calcare incontra l’arenaria. Quest’ultima è impenetrabile e l’acqua ricompare nelle varie sorgenti. “Zgurenc” si trova adiacente al parcheggio del cimitero. L’acqua nella sorgente non manca neanche nei periodi di maggior siccità. Molti ne approfittano per dissetarsi, ma visto che non vengono fatti i necessari controlli previsti dalle norme sugli acquedotti, è stata posta la scritta: acqua non potabile.

»Moganjevec«, torrente e sorgenti di trabocco

Vista su Socerb ed il castello dal ciglione carsico
Vista su Socerb ed il castello dal ciglione carsico - ©2018 Lucija Kenda

2) Continuiamo fino a raggiungere un torrente in secca, che però durante piogge intense si ingrossa e per agevolarne l’ attraversamento è stato costruito un ponticello. Presso il ponticello c’è uno stagno, scavato dagli speleologi del Club alpino sloveno, che per anni hanno effettuato ricerche sulle risorgive della zona. Alla profondità di 5 m si sono imbattuti in diverse vene d’ acqua. Sperimentando con un campione colorato hanno osservato che il colore è ricomparso nella sorgente “Kaluža” che si trova vicino alla chiesa di s.Ulderico al centro di Dolina e più in basso sotto il paese nella sorgente “Per Cjèmpete” vicino alla scuola elementare “Prežihov Voranc«. Un centinaio di metri sopra lo stagno si trovano i resti di numerose costruzioni. Secondo i nativi si troverebbe qui l’antico nucleo del paese di Dolina. Dato però che l’acqua in superficie non era sempre assicurata, si sono trasferiti presso le sorgenti a valle. Da qui il nome del paese. Dolina in sloveno significa Valle. Il toponimo di questo sito è “Moganjevec”. Vicino alle antiche mura possiamo vedere nel periodo piovoso un fenomeno alquanto rado. In diversi punti infatti sgorgano da sotto il pietrame sorgenti, anche grosse, che poi alimentano il torrente. Trattasi di una grossa vena d’acqua, che però non riesce a smaltire tutta l’acqua meteorica, la falda si riempie e risale, creando un bellissimo spettacolo acqueo. La complessità di questi corsi sotterranei è dimostrato dal vicino impianto idrico, che intercettata la vena sopra descritta, viene incanalato con appositi tubi al sottostante lavatoio coperto costruito nel 1951 ed al vicino abbeveratoio che si trovano sulla strada principale, 50 m sotto la sorgente di “Zgurenc”. Nel raggio di un centinaio di metri esistono ben tre diverse vene d’acqua provenienti dall’altipiano di San Servolo.

Belvedere di Crogole

3) Proseguendo per il sentiero raggiungiamo sopra l’abitato di Crogole un belvedere, costruito su un ampia roccia, chiamata dagli abitanti “Pečica«. Il belvedere è uguale a quelli che si trovano sotto Jezero – San Lorenzo e sotto Zabrežec – Moccò. Sono stati costruiti tutti nel periodo del Governo militare Alleato, che dava così agli disoccupati la possibilità di guadagnare qualcche soldo. Col tempo la vegetazione sottostante si è talmente sviluppata da ostacolare la vista completa del panorama, ma comunque il sito merita una sosta.

Grotta delle incisioni

4) Risaliamo quindi sino in cima del “Monte Carso”. Sotto l’estremità si trova una piccola grotta denominata “Grotta delle incisioni”. Durante la stesura del Catasto franceschino nel 1819, qui si trovava il confine fra le proprietà delle Comunelle di Dolina e di Boljunec – Bagnoli e dunque anche il confine tra due comuni catastali. Sulle pareti sono state così incise le scritte “Gemeinde Dolina” e “Gemeinde Bolliunz”. Strada facendo si trovano diversi segnali rosso-gialli forniti di numeri. Trattasi delle zone dei piani di gestione forestale previsti dalla legge.

Punto panoramico sopra Bagnoli

5) Continuiamo per il sentiero che costeggia il pianoro che presenta una vista spettacolare sul villaggio di Boljunec-Bagnoli e gli altri paesini del versante opposto: Hervati, Jezero - San Lorenzo, Boršt – San Antonio e l’inizio del canyon della Val Rosandra. Se si ha la fortuna di godere di una giornata particolarmente limpida, si può ammirare in lontananza anche il massicio del Canin. Scendendo è doverosa la prudenza poiché il versante sottostante è molto ripido e prosegue fino all’abbandonata cava di pietrame.

Muro difensivo del castelliere

6) La landa è ormai diventata bosco. Così raggiungiamo prima il confine e subito dopo un grosso cumulo di pietre. Si tratta del muro difensivo dell’antico castelliere degli Istri, che sono stati sconfitti dai Romani nel 178 a. Cr.. In zona si trovano altri castellieri: sul monte San Michele, a San Servolo e sul Montedoro. L’archeologo Carlo Marchesetti ha effettuato numerosi scavi. I reperti sono ora conservati nel Museo di Storia Naturale di Trieste.

Resti della caserma e della batteria antiaerea

Panorama del Breg dal ciglione carsico
Panorama del Breg dal ciglione carsico - ©2018 Lucija Kenda

7) Al lato dell’altopiano, sopra l’abitato di Crogole, troviamo i resti di una caserma e di una batteria antiaerea della seconda guerra mondiale. La batteria aveva una teleferica propria per il trasporto delle munizioni. La base si trovava vicino al cimitero di Bagnoli. Nell’ampio spiazzo attiguo gli amanti del parapendio hanno creato la propria base. Di qui si lanciano per atterrare nei pressi della zona artigianale di Dolina.

La »Grotta sacra« di San Servolo

Castello di Socerb
Castello di Socerb

8) L’altipiano è vasto e dopo una lunga passeggiata raggiungiamo la “Grotta sacra” di San Servolo. Secondo la legenda, qui viveva nel terzo secolo d. Cr. un eremita di nome Servul (Socerb in sloveno e Serf in tedesco), morto martire. Nella grotta è stato costruito un altare e una volta all’anno, nel mese di maggio, viene celebrata la messa. Nel Medioevo la grotta veniva usata come cantina dal vicino castello. Non è molto profonda e attiguo c’è un corso d’acqua, facilmente raggiungibile, che alimenta le sorgenti di Dolina.

Punto panoramico del castello di San Servolo

Vista panoramica sulla Val Rosandra
Vista panoramica sulla Val Rosandra

9) Dalla spianata adiacente il castello si può ammirare un panorama stupendo su tutto il golfo di Trieste: da Punta Salvore a Grado e sulla sottostante vallata. Il castello è stato probabilmente costruito intorno all’anno Mille, come una fortezza difensiva dell’Istria. In seguito svolse un ruolo importante nelle guerre tra Venezia e Trieste e poi tra Venezia e gli Asburgo. Durante la guerra di Gradisca nel 1615 resistette all’assalto di un grosso contingente veneziano. Dal 1521 fu sede della Signoria di San Servolo che ereditò i diritti feudali già goduti dal vescovo di Trieste prima e della Città di Trieste poi. La Signoria ricavava grosse rendite dai dazi che pagavano le merci in transito per Trieste e Capodistria. Incassava pure tutta una serie di imposte indirette e di concessioni (fiere, mulini, ecc.). Anche non possedendo terreni propri era un’ attività ugualmente molto redditizia ed è stata oggetto di numerose compravendite. Il castello è stato incendiato da un fulmine nel 1780 e parzialmente ricostruito negli anni 1924-25. Dopo la guerra fu sede di un tribunale, mentre ora nel castello c’è un rinomato ristorante. Il sentiero ci porta attraverso il minuscolo villaggio di Socerb, dove vicino alla chiesa si trova un monumento dei caduti nella Resistenza, fino a raggiungere per un percorso ripido, cosparso di stupendi cerri secolari, la sorgente di “Zgurenc”.