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Il confine

Dal 15. secolo in poi, con la conquista di Muggia da parte della Serenissima Repubblica di Venezia, il confine tra questa e l’impero asburgico correva dalle foci del Rosandra a Zaule per il costone della collina Dolinsko Brdo – Montedoro fino a Caresana – Mačkolje, che veniva divisa in due parti. La parte superiore apparteneva all’Austria, la parte inferiore a Venezia. La stradina che fungeva da confine era chiamata “Ulca”. Il confine proseguiva verso Prebeneg e Črni kal. Tra Venezia e l’Austria i conflitti erano frequenti, anche se il confine non variava. Per alcuni decenni il territorio dell’odierno Comune di San Dorligo – Dolina fu conquistato dai Veneziani. Il confine cessò con la fine della Serenissima Repubblica di Venezia nel 1797 e con le occupazioni francesi. Nel 1814 con la fine del periodo francese tutta l’Istria venne accorpata nell’Impero austriaco. Di questo confine non rimase nulla tranne l’Ulca a Caresana, anche perché veniva marcata con dei mucchi di pietre. Il confine non era rigido, gli abitanti si frequentavano, acquistavano poderi da una parte all’altra, si sposavano. Tutto cambiava durante le guerre – l'ultima, la più cruenta nel 1615. Allora le truppe bruciavano i villaggi, rubavano il bestiame, tagliavano le viti e gli ulivi. Gli uomini sotto il dominio veneziano dovevano servire nella “cernida”, una formazione militare composta da contadini.

L’occupazione francese portò un'altra novità amministrativa. Nel 1814 furono creati i comuni amministrativi. Il comune di Dolina era molto vasto, comprendeva le odierne frazioni ma si estendeva fino alla Ciciaria. La sua composizione fu modificata diverse volte, dopo che furono indette le prime elezioni nel 1851 e tutto il territorio fu incluso nel Margraviato dell’Istria. Dopo la prima guerra mondiale tutta l’Istria passò all’Italia, che nel 1923 creò le province. Il territorio dell’odierno Comune di San Dorligo – Dolina veniva così assegnato alla Provincia di Trieste, mentre i villaggi che si trovano attualmente in Slovenia furono assegnati alla Provincia di Pola. Questa divisione fu confermata dal nuovo confine tra l’Italia e la Jugoslavia nel 1947.

Il nuovo confine però era molto diverso dai precedenti, non era per niente permeabile, perché separava due sistemi economici diversi e due opzioni politiche differenti. Le conseguenze furono devastanti: gli abitanti, una volta uniti, smisero di frequentarsi, i sentieri che collegavano i villaggi abbandonati, i terreni coltivabili rimboscati.

Offerta turistica insufficiente

Un’offerta turistica coordinata dell’intero comprensorio a cavallo del confine avrebbe senz’altro una ricaduta economica importante. Già ora gli alpinisti di tutta Europa frequentano numerosi sia Osp che Črni kal e la Val Rosandra – Glinščica, dove si trovano numerose vie di arrampicata anche molto impegnative. Il Centro visite della Riserva Naturale della Val Rosandra ha avuto nel 2018 ben 6.000 visitatori. La pista ciclabile Trieste – Hrpelje è presa d’assalto. Il progetto “Te skupne stezice” offre ora cinque percorsi escursionistici a cavallo del confine. Esistono innumerevoli varianti per percorsi escursionistici, ippici o ciclistici, specialmente se si riuscisse a collegare La Riserva Naturale della Val Rosandra – Glinščica, con il Krajinski park Glinščica in Slovenia, includendo le due cime: Kokoš – Monte Cocusso e Slavnik – Monte Taiano. Entrambe sono dotate di rifugi alpini molto frequentati. La vicinanza del centro ippico di Lipica, il Park Škocjanske jame con le proprie grotte e la chiesetta di Hrastovlje con i suoi affreschi medievali completano un’offerta a largo spettro.

Le possibilità di elaborare una promozione turistica basata su natura, tranquillità e varietà certo non mancano.

Il tutto viene completato con un’offerta di prodotti tipici di alto livello, con vino ed olio extravergine di oliva in primis, ma anche i prodotti di nicchia come quelli dell’allevamento ittico Zobec di Boljunec – Bagnoli con salmoni e storioni, che creano una ricchezza aggiunta. Se poi pensassimo alla vasta offerta dei formaggi e salumi nelle osmizze, che sono sempre più apprezzati dai turisti, troviamo un quadro incoraggiante per proporre un territorio vario ed interessante.

Ci sono tutti gli ingredienti per poter trattenere i visitatori per più giornate, anche se i posti letto locali sono ancora pochi, come mancano i posteggi attrezzati per i camper o i campeggi, mentre gli ostelli sono già ben presenti in Slovenia, ad Ocizla, Zazid, ecc. Gli escursionisti lamentano anche la scarsità di ristoro in Val Rosandra e sull’altipiano, ma con una maggiore presenza di visitatori anche l’offerta aumenterebbe.

Non dobbiamo dimenticare il Centro ippico Dolga Krona, che in una vasta stalla in località omonima avvicina i giovani all’ippica e attira molti interessati. Oltre al maneggio all’aperto dispongono pure di uno più piccolo all’interno, dove è possibile cavalcare anche con brutto tempo. Nella stalla ospitano pure cavalli di privati, che pure si dedicano all’attività agonistica. Gareggiano nella disciplina denominata trek e ogni anno organizzano pure una gara a livello europeo. Alcuni soci fanno parte della squadra nazionale italiana.

L’uomo ha modellato il territorio e con tenacia è riuscito in questa zona a produrre olio e vino di ottimo livello. Ma le persone vivono nei villaggi, che a sua volta sono interessanti per i visitatori occasionali.

Dolina