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Sentiero memoriale Tigrovska spominska krožna pot

Ocizla

Tracciato del sentiero in formato KMLTracciato del sentiero in formato GPX

Distanza 8,4 km

Lunghezza 3 h

Differenza di quota 94 m

Sentiero boschivo, agevole

Percorso del sentiero
Percorso della Tigrovska spominska krožna pot

Tabella informativa sul sentiero a Ocizla

1) Il sentiero è intitolato ad un gruppo di giovani coraggiosi che si opposero all’opprimente regime fascista che si faceva sentire pesantemente nei villaggi sloveni con minacce, pestaggi, arresti, ecc.. Il gruppo prese il nome di TIGR – acronimo per indicare le zone di azione: Trieste, Gorizia, Istria e Fiume (Reka). Sei giovani di Ocizla eseguirono nel periodo 1933 - 40 una serie di azioni di protesta: volantinaggio, lettere minatorie, esposizione in pubblico della bandiera slovena e infine l’incendio della scuola di Krvavi potok. Sfortunatamente un compaesano li tradì e furono incarcerati e torturati. Il Tribunale Speciale di Roma lì condannò a pesanti pene detentive. Scarcerati nel 1943, dopo la caduta del fascismo, ritornarono a casa ammalati e con gravi conseguenze che causarono la loro morte prematura poco dopo la fine della guerra.
Gli abitanti di Ocizla dedicarono alla memoria di questi giovani un sentiero escursionistico che tocca diversi punti dove si riunivano in clandestinità. Il sentiero inizia presso una tabella illustrativa in mezzo al villaggio. Vanno seguite poi le indicazioni di colore giallo.

Il mulino “Malnarjev mlin”

2) Il sentiero si inoltra nel bosco e presto raggiungiamo il torrente “Korošca”, dove troviamo i ruderi del mulino di “Malnar”. Il mulino era attivo fino alla seconda guerra mondiale.

Una quercia particolare

3) Il percorso si snoda tra i campi, attualmente molti abbandonati, lungo il torrente che nei secoli ha messo a nudo gli strati dell’arenaria. Raggiungiamo un gruppo di querce, tra le quali spicca una con una malformazione particolarmente interessante.

La cascata “Žlebina«

4) Scendiamo per un erto pendio per raggiungere un altro torrente - il “Vir”. Strati di arenaria ostacolano il percorso dell’acqua che ha depositato sulla stessa un grosso strato di tufo, dal quale scaturisce una bella cascata di nome “Žlebina” che riempie il sottostante tonfano. Qui venivano a sciaquare i propri panni le donne di Beka.

Un tiglio a »Mazar«

5) Il sentiero continua in mezzo alle vigne e agli orti fino a raggiungere una sella dove si erge un grosso tiglio. Il toponimo prende il nome di “Mazar”, ovvero “Na Mazarju”, che indica il luogo dove una volta si mungevano le pecore. Nel 19. secolo su questo versante del carso fino alla cima del monte Slavnik si pascolavano fino a 5000 pecore.

La grotta »Jurjeva jama«

6) Il percorso si avvicina alla parte più spettacolare del territorio, dove il calcare carsico incontra il flisch marno-arenario e l’acqua in passato e tuttora scava nel calcare grotte e crea altri fenomeni carsici. La prima grotta che incontriamo, indicata anche da una apposita tabella, viene denominata “Jurjeva jama” che si trova nella zona di “Loka”, che significa una radura in mezzo al bosco.

La grotta »Miškotova jama« ed il ponte naturale

Ponte naturale
Ponte naturale - ©2018 Žan Dolenc

7) Proseguendo si scende per un pendio argilloso che se bagnato è molto scivoloso e quindi bisogna prestare attenzione e prudenza per giungere poi al ponte naturale sotto il quale si trova l’ingresso alla grotta più lunga di questa zona, denominata “Miškotova jama”.

La grotta »Maletova jama«

8) Nei pressi si trova la “Maletova jama”, grotta nella quale precipita attraverso una cascata alta 8 metri il torrente “Korošca”. L’acqua che penetra e si dilegua in tutte queste grotte alimenta, seguendo un percorso ancora misterioso, le sorgenti di Boljunec-Bagnoli. Il percorso è stato studiato dagli speleologi del Club alpino sloveno di Trieste colorando l’acqua e vigilando su tutte le sorgenti a valle, per appurare dove sarebbe riemersa. Anche per questo fatto ha destato molta apprensione l’ntenzione dei costruttori della ferrovia Koper-Divača di costruire il percorso un centinaio di metri sotto l’abitato di Ocizla con serie possibilità che il tunnel ferroviario potesse ostacolare o addirittura deviare i corsi d’acqua sotterranei esistenti.

Parete inclinata »Blažev spodmol«

9) Arriviamo ad una parete inclinata denominata “Blažev spodmol”, che attraverso un tunnel naturale di 150 m (necessario munirsi di illuminazione artificiale) ci conduce all’ingresso della grotta di Ocizla. Qui si rifugiavano gli abitanti di Beka e Ocizla durante i bombardamenti della seconda guerra.

La grotta di Ocizla »Ociska jama«

10) Alla grotta di Ocizla porta anche un sentiero indicato da un’ apposita tabella. In un vicino avvallamento si trova un posto ideale per un ristoro atrezzato con tavoli e panche apposite.

I resti della prima guerra mondiale

Ruscello nel bosco
Ruscello nel bosco - ©2018 Žan Dolenc

11) Il sentiero attraversa un ponte con due arcate, ma al bivio seguiamo l’alveo del torrente per raggiungere un mini museo all’aperto. In una colata di cemento sono stati incastonati diversi reperti della prima guerra mondiale. Sul pendio soprastante i soldati cechi e polacchi costruirono una serie di trincee con ben 18 caverne di protezione poiché era prevista una seconda linea difensiva nel caso che l’esercito italiano avesse preso Trieste.

La cascata »Cumpet«

12) Attraversiamo il bosco per arrivare alla cascata “Cumpet” che analogamente alla già descritta cascata “Žlebina” precipita nel vuoto da uno strato di tufo. Il bisogno dell’acqua potabile ha suggerito la costruzione di un bacino di raccolta in cemento armato che si trova più in alto e dal quale un sistema di tubazioni porta l’acqua negli abbeveratoi che troviamo lungo il percorso che ci porta nel villaggio di Ocizla.